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Come ti ho già anticipato nel post di benvenuto, tra le mie attività professionali e hobby, mi occupo di Subacquea.



Oggi sono qui per raccontarti un aneddoto che mi è successo tanti anni fa, quando ero molto attivo nel mondo della subacquea.

Era il 1993, ben 28 anni fa, ero già istruttore, avevo qualche centinaio di immersioni all'attivo e mi stavo preparando per un bellissimo viaggio per le Seychelles.

Ricordo benissimo che avevo un borsone sub con le ruote marca IST, la conosci? Beh non ha importanza la marca, ma era un borsone strano. Aveva più scomparti, il vano principale dove andava riposta tutta l'attrezzatura, due tasconi frontali per mettere accessori vari e infrangibili, una cerniera lunga quanto la lunghezza del borsone dalla quale si accedeva ad una sacca impermeabile dove mettevo tutto il vestiario asciutto e poi......

..... e poi un vano esterno aperto per mettere le pinne e richiudibile con due semplici fastex. 


Tra le attrezzature ho sempre portato con me un sacca a rete che trasportavo a bordo della barca per avere tutto a portata di mano e soprattutto facilmente visibile poiché appunto forata come la rete.


Appena atterrato all'aeroporto di Mahè, controllo al nastro bagagli che ci sia anche il mio e che le mie pinne siano al loro posto. Contento della prima parte del viaggio, mi prendo il mio borsone e vado a prendere il battello per il trasferimento all'isola di Pralin, dove mi aspetterà il diving center.


Arrivato al Resort e ritirata la chiave del mio chalet, entro e i miei occhi brillano come quelli di un bambino. Lo chalet è bellissimo, enorme, con due letti king size (praticamente erano due letti da 1 piazza e mezza) e avevo così l'opzione della scelta ogni sera, ma la cosa fichissima era che di fronte ai due letti c'era una porta lunga tutta la parete della stanza fatta a persiane con cerniere che si richiudevano a libretto fino a farle sparire del tutto ed avere così il letto di fronte al mare. Si hai capito bene, dalla stanza all'acqua avrò avuto più o meno 5 metri di sabbia bianca tropicale.


Scendo i due gradini che separano la stanza dalla spiaggia e con mo stupore mi accorgo che alla mia sinistra a non meno di 10 metri c'era il diving center che avevo prenotato.

Un diving center fichissimo, non era molto grande, era giusto ma la cosa sorprendente era che all'ingresso del diving c'era una piccolissima vasca (3 metri per 3 metri e alta non più di 2) dove facevano gli esercizi per le acque delimitate dei corsi Open Water.

Entro, mi presento, riempio i moduli della scarico di responsabilità, faccio vedere il mio brevetto (presento l'Advanced per non farmi dare subacquei inesperti in coppia visto che sto in vacanza e non ho nessuna voglia di lavorare) prenoto l'immersione del giorno dopo e mi consigliano di portare l'attrezzatura per riporla nella cesta che avrei trovato il giorno dopo direttamente in barca.


Gli rispondo che la mia camera era praticamente li accanto a loro, che avevo con me una sacca a rete e che avrei preferito portarla direttamente io in barca. E così successe!!

Dopo aver fatto un sonno da Re in uno dei due letti king size, mi sveglio quasi all'alba tropicale, faccio una leggera colazione (in camera avevo tutto il necessario già pronto dal giorno prima) e comincio a svuotare il mio borsone.


Nel mentre ricontrollo la check list che si usava in appendice del manuale Open Water Padi, per verificare che tutto il necessario era li con me, apro la sacca a rete, comincio ad inserire dentro, la muta shorty, la maschera, il jacket, l'octopus, il computer (uno dei primi che ora non ricordo il nome, ma aveva la batteria ricaricabile interna e si caricava con un supporto esterno che poggiava sui due contatti bagnati), i guantini estivi e i calzari.


Ad un certo punto mi prende un'attacco di colite pazzesco, cerco di calmarmi e vado di corsa in bagno.

Ci rimango quasi 45 minuti, ho sudato praticamente freddo tutto il tempo e mi accorgo che mancano solo 5 minuti all'appuntamento al diving.


Mi preparo di corsa, prendo la sacca al volo, lascio la camera aperta e scendo direttamente in spiaggia in direzione del diving.

Mi accolgono in maniera molto friendly, mi segnalano che la barca era già pronta con le bombole a bordo e che stavano aspettando solo me. Puff che culo eh!!


Mi accomodo in barca che era ormeggiata di poppa direttamente sul bagnasciuga e comincio a guardarmi intorno ancora con la mia sacca in mano poggiata a terra. Ci saranno stati si e no 8 subacquei, 9 con me e tra questi una vecchina francese di 82 anni, gracilina, piena di rughe, capelli bianchissimi, come tutti i suoi denti (non ho mai capito se erano suoi o una dentiera) e gli altri tutti sui 35/50 anni circa, io ero decisamente il più giovane con i miei 25 anni e tronfio di essere l'unico italiano a bordo e per giunta istruttore mascherato da advanced diver.


A quel punto lo staff fa il check delle persone a bordo e da il comando agli indigeni del luogo di spingere con tutta la forza la barca per poter allontanarsi ed accendere i motori.

Tutto eccitato lascio cadere i manici della mia sacca a rete che era già appoggiata a terra, la guardo, faccio un'ultimo mente locale e........ ca..oooo, nooooo, le pinne porca paletta.

Sudo di nuovo freddo come era già successo sulla tazza del cesso, cerco di mantenere la calma e penso se starmene zitto e fare una figura del menga dopo, oppure urlare con tutta l'aria che avevo nei polmoni e dire STOPPPP!! 


Decido per la seconda opzione e tutti mi guardano sbalorditi chiedendosi cose fosse mai successo, la barca che aveva appena fatto qualche decina di metri a motore allontanandosi piano dalla riva, mette in folle e lo staff mi chiede per quale motivo avessi urlato STOPPPP.


Praticamente mi lanciano in acqua, vado a nuoto e poi correndo verso la mia stanza e vado a tirar fuori da sotto al letto il borsone. Le mie pinne erano rimaste li dove erano, chiuse dai due fastex nella tasca esterna.


Alla fine sono riuscito a fare la mia immersione, mi hanno appioppato il più alto in grado che era in barca, pensando fossi un pivellino del menga e così mi son goduto anche l'immersione perché era lui che avrebbe dovuto badare a me.


La lezione che ho imparato da questa esperienza è molteplice:

1- mai comprare un borsone con scomparti separati per le pinne

2- mai fare colazione con l'acqua del posto, causa dissenteria acuta

3- portarsi la check list in bagno, se hai dovuto interrompere la procedura di controllo e magari ti ci pulisci pure

4- prendi sempre la camera il più vicino possibile al diving o imbarco per salvarti da queste figure barbine

5- presenta sempre un brevetto inferiore a quello realmente posseduto ma che almeno non ti limiti nella gestione della stessa

6- le tue centinaia di immersioni non ti daranno mai l'esperienza di ogni luogo

7- i denti della vecchina erano finti, li ho trovati attaccati al suo erogatore appena riemersi.


Non so se questa mia storia ti abbia fatto sorridere, ma è quello che ho veramente vissuto e che ho voluto condividere con te per dirti che dietro alla facciata di un istruttore esperto c'è sempre una lunga lista di esperienze negative e a volte divertenti.


Prossimamente ti invierò un altro aneddoto, ma solo se la cosa ti farà piacere!!!

Ah mi raccomando, se ti stai per preparare per il tuo prossimo viaggio, oltre a controllare che ci siano le pinne, controlla anche che i cinghioli non siano logori, se invece hai il cinghiolo a molla, ricordati il computer.


Un caro saluto da,

Stefano