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- 202 metri


Qui di seguito viene riportato l'articolo che scrissi per la rivista "SUB" uscito nel gennaio del 2005, riguardante il Record di Profondità stabilito da Fabio Pajoncini Ottaviani esattamente 17 anni fa, ovvero il 12 ottobre del 2004..


L'essere umano è sempre alla ricerca di nuove emozioni e nuove avventure. E spesso gli sportivi che si cimentano in attività estreme, nel tentativo di raggiungere i loro limiti, ottengono risultati interessanti anche per il mondo scientifico. E' nato così il Progetto Abissi che nei primi giorni di ottobre dell'anno scorso ha portato l'Explorer Team Pellicano, costituito da un gruppo di professionisti subacquei coordinato per l'occasione, da Fabio Pajoncini Ottaviani, meglio conosciuto come il Duca, a superare i 200 metri di profondità in mare con un'attrezzatura completamente autonoma.


L'attività dell'Explorer Team è iniziata circa quattro anni fa con il raggiungimento della massima profondità del la go di Castel Gandolfo, dove, a - 131 metri, vennero prelevati dal fondo campioni di acqua e fango. In seguito, sempre con lo stesso team, venne portata a termine l'esplorazione completa del Lago di Bolsena, dove nel 2001, oltre che avere raggiunto il fondo a -151 metri, furono eseguiti test medico-iperbarici da parte di una equipe dell'Università di Chieti guidata dal professor Piergiorgio Data.


Le preziose esperienze conseguite in quelle impegnative occasioni, unite dal buon esito di una nutrita serie di approfondimenti tecnologici e test medici, hanno consentito agli stessi uomini di ritenere raggiungibile l'obiettivo dei -200 metri in mare, in immersione libera. Scopo primario di questa prima fase di Progetto abissi era quello di verificare le variazioni fisiologiche che intervengono nel corpo umano quando ci si espone ad ambienti iperbarici estremi, come possono essere appunto considerati i -202 metri raggiunti da Pajoncini nel corso della prova.


Perciò sia prima sia dopo l'esplorazione, a tutti i membri del team subacqueo sono stati eseguiti analisi e controlli da parte di Corrado Costanzo e Giuliana Valente, entrambi colonne portanti dello staff medico del Centro Iperbarico Romano, con sede nella capitale. Per questo fine è stato molto importante il contributo di Abbot Technologies e di Esaote - biomedica che hanno messo a disposizione la strumentazione per la lettura delle variazioni cardiache, tramite l'ecocardioclordoppler, dell'ossimetria trascutanea e delle variazioni ematochimiche (un prelievo per misurare la quantità di gas nel sangue), compreso lo studio degli elettroliti e dell'equilibrio acido-base.


Il 12 ottobre, Fabio Pajoncini Ottaviani, accompagnato da Francesco, Sebastiano e dall'infaticabile Andrea del Ponza Diving, ha iniziato l'avvicinamento alla quota prefissata con un'immersione di prova e di verifica dell'assetto della nuova configurazione, composta da sette bombole: due mono da venti litri di acciaio caricati uno con trimix10/50, respirato da 40 a 110 metri, l'altro con trimix 5/76 usato da 110 metri fino alla massima profondità di 202 metri; al centro dei due mono da venti litri è stato sistemato un dodici litri di alluminio contenente nitrox 32, adoperato dalla superficie sino alla profondità di 40 metri; alle due estremità, invece, sono stati messi in linea due dieci litri d'acciaio: quello di destra caricato con un trimix 5/76 di ridondanza, quello di sinistra caricato ad aria per la gestione del jaccket AudaxPro, realizzato appositamente per Fabio e per la


compensazione della muta stagna.


Come bombole da fianco sono stati usati due mono da quindici litri, rispettivamente caricati con un nitrox 50 per la decompressione da 21 metri sino a 6 mteri e l'altro con ossigeno puro respirato all'ultima sosta dei 6 metri. per portar a termine la lunga immersione, complessivamente il Duca ha portato con se una quantità totale di gas di 21.990 litri che sono serviti sia per la discesa e la risalita sia per la decompressione.


Il giorno dopo, nonostante il mare formato e una pioggia insistente, grazie all'ottima tenuta di mare del "Nettuno", la barca utilizzata per tutta la durata della spedizione, lo staff è riuscito a rispettare la tabella di marcia ed è sceso in acqua per il previsto allenamento. In quell'occasione è stato testato il nuovissimo lettore MP3 subacqueo distribuito dall'Oceanic e utilizzato per rendere le lunghe tappe di decompressione meno noiose del solito grazie all'ascolto del cantante musicista pop preferito dal Duca, il famoso Lionel Richie che cantava il suo pezzo "alol night long". la mattinata successiva per via del tempo inclemente, è stata destinata alla ricarica delle bombole utilizzate nelle giornate precedenti, compreso il grappolo di bombole di Fabio, attingendo da una scorta di ventisette bombole da qyaranta litri ciascuna, di cui quindici di ossigeno e dodici di elio, messe adisposizione dalla Linde Gas Italia.


In sostanza il programma ha potuto seguire il suo corso sino alla giornata definitiva, anche se il tempo inizialmente ha destato qualche preoccupazione. Il cielo era coperto e soffiava un leggero vento di levante, ma poi il sole non è tardato ad arrivare. la barca ha mollato gli ormeggi alle 09:30 e il Duca con tutta la sua equipe è andato alla ricerca di una profondità di circa 220 metri, individuata a tre miglia da Cala Feola, tra Ponza e Palmarola. I preparativi per l'immersione sono iniziati non appena l'ancora e la cima di riferimento sono state calate. L'atmosfera a bordo del "Nettuno" era una miscela di tensione e di altissima concentrazione con qualche battuta per rompere il ghiaccio e sdrammatizzare un po gli ultimi momenti prima dell'exploit.


Intanto erano arrivate anche le motovedette dei Carabinieri e della capitaneria di Porto, addetti al controllo in mare, mentre i sommozzatori del nucleo dei Carabinieri Subacquei di Roma che ha aiutato il team in tutto il lavoro di assistenza, erano già pronti in acqua. Infine sono giunte anche l'i,mbarcazione con tutti gli addetti stampa e l'imponente motonave "Carloforte" della compagnia di navigazione Snap, con a bordo le scolaresche di Ponza, venute anch'esse ad assistere alla manifestazione.


Guido, Alessio e Fabiana sono i primi a entrare in acqua per aiutare Fabio Pajoncini Ottaviani a indossare il pesante e ingombrante pentabombola. Alle 11:10 Fabio era pronto e alle 11:15 l'immersione è iniziata. Fabio e Guido sono scesi veloci nel blu, poi, al terzo minuto Guido si è fermato a -110 metri, mentre Fabio ha continuato da solo sino alla massima profondità di 202 metri, raggiunta al sesto minuto di immersione.


In superficie nel frattempo la tensione era tangibile. Nessuno sapeva come stavano andando le cose laggiù negli abissi e l'unico conforto era la visione delle piccole bolle che salivano lente e che a un occhio esperto indicavano che tutto era OK. E' stato Alessandro Rignani Lolli a dare la comunicazione tempestiva della quota toccata da Fabio dopo averlo raggiunto in apnea durante la deco a -40 metri in una delle sue tante discese di controllo che come sempre erano tranquille e rilassate.


Al centocinquantesimo minuto Fabio Pajoncini è riemerso accompagnato dal frastuono gioioso delle sirene. dei fischi e degli applausi di quanti avevano assistito all'impresa. Non nascondo che l'emozione provata in quel momento mi ha fatto venire il groppo in gola e che gli occhi mi si sono annebbiati di lacrime di gioia. " Ce l'abbiamo fatta!" , dicevo tra me.


Mentre il Duca veniva preso d'assalto dai giornalisti, in attesa che si liberasse, lo staff medico era già al lavoro facendo analisi e prelievi agli assistenti di profondità.



Lo staff dell'Explorer Team Pellicano



Il profilo dell'immersione e le miscele adoperate:

Per raggiungere i -202 metri in configurazione autocontenuta è stato osservato il seguente profilo d'immersione: dai 0 ai 40 metri fabio pajoncini Ottaviani e Guido oggioni Tiepolo sono scesi con una miscela iperossigenata ean 32; a 40 metri è stato compiuto un cambio di gas con una miscela trimix 10/50 (10% di ossigeno, 50% di elio, 40% di azoto) per evitare gli effetti narcotici dell'azoto e l'intossicazione di ossigeno in profondità. Il trimix 10/50 è stato utilizzato fino a 110 metri di profondità, dove Guido si è fermato ad aspettare e Fabio, prima di proseguire verso il fondo, ha fatto un altro cambio con la miscela ottimale, un trimix 5/76, con il 5% di ossigeno, il 76% di elio e il 19% di azoto. Alla profondità di 202 metri, il 5% di ossigeno ha raggiunto una PpO2 di 1,06 ata, mentre il 19% di azoto ha dato una narcosi equivalente a una immersione con aria a 40 metri; l'elio in sostanza ha poteri narcotici nulli a quelle profondità. La stessa miscela è stata usata per la prima parte della decompressione, durata undici minuti, fino al ricongiungimento con Guido a 110 metri. Qui giunto, Fabio ha nuovamente cambiato miscela e ha ripreso a respirare il trimix 10/50 fino a 39 metri., dove ha dovuto fare soltanto due minuti di deco con la miscela ean 32. L'ean 32 gli ha consentito un più veloce rilascio di gas inerte grazie al maggior gradiente di ossigeno, respirato per ben trentuno minuti fino alla profondità di 21 metri. Da questa quota è stata usata una miscela ancora più ricca di ossigeno, l'ean 50% (50% di ossigeno, 50% di azoto), respirato per quarantanove minuti, fino all'ultima tappa dei 6 metri, dove per quaranta minuti è stato respirato ossigeno puro. terminata la sosta, Fabio è risalito in superficie, sempre respirando ossigeno puro, ad una velocità di un metro al minuto.




Con l'eccezionale prova di Fabio, l'Explorer Team Pellicano ha portato a termine il primo degli obiettivi inseriti nel Progetto Abissi che come abbiamo detto prevede l'esplorazione subacquea finalizzata alla ricerca scientifica, medica e tecnica. Il secondo evento verrà realizzato nel mese di settembre 2015 con "La Casa in fondo al Mare", argomento già trattato in uno degli articoli precedenti.


A presto, Stefano.